53 Congresso Internazionale di Americanisti Messico

ONG CEREDIAR ORG

CENTRO DI RICERCA E DIFFUSIONE ARCHEOLOGICA

Organizzazione non governativa

Associazione Legge 1901-Prefettura di Senna Saint-Denis n°W-93-100-4235
Sede:”Cottage 1”-97 Avenue Franklin-93250 Villemomble-Francia
Ufficio :Domaine di Lacombe Cave- 46800 Saint-Matré-Francia
Cerediar.org@aliceadsl.fr

53 ICA- 53 Congresso Internazionale di Americanisti
Messico dal 19 al 24 luglio 2009-Messico

La costruzione di ciò che ci è proprio in un mondo globalizzato
Simposio di Archeologia Sociale

Partecipazione dell’Organizzazione non governativa francese

Centro di Ricerca e diffusione archeologica
ONG CEREDIAR ORG

DALLA TEORIA ALLA PRASSI,
O COME COSTRUIRE CIO’ CHE CI E’ PROPRIO
IN UN MONDO GLOBALIZZATO
PARTENDO DALL’ARCHEOLOGIA SOCIALE

Dr Ernest Emile
LOPEZ SANSON de LONGVAL
Archeologo
Membro della Società degli Americanisti nella sede del Museo de l’Homme a Parigi
Membro della Society for American Archaelogy de Washington D.C.
Presidente dell’ONG Cerediar Org

Lic Adriana Noemi
SALVINO
Archeologo
Università Nazionale di Buenos Aires
Direttrice Scientifica Aggiunta dell’ONG Cerediar Org
Direttrice dell’ONG Cerediar Argentina

Il est tombé pour nous le rideau merveilleux,
où du vrai monde erraient de fausses apparences.
La science a vaincu l’imposture des yeux,
l’homme a répudié les vaines espérances.
“Sully Prud’homme, Poésies”

La scienza, il « conoscere » nel suo senso più ampio, è una conoscenza sistematizzata e, in senso più stretto,tutto il sapere considerato come oggettivo e, di conseguenza, verificabile.

Le concezioni metafisiche del mondo arcaico non sono state sempre formulate in un linguaggio teorico ma il simbolo e il rito esprimono, su piani differenti e con i modi che sono loro propri un sistema completo di affermazioni coerenti sulla realtà ultima delle cose, sistema che si può considerare come costituente una metafisica.

Il vero problema dell’archeologia sono gli archeologi e la loro personale interpretazione del proprio mestiere.
Poiché nella scienza archeologica il loro lavoro è quello di trovare spiegazioni ai processi di sviluppo e di cambiamento sociale dei gruppi umani nella loro prospettiva storica. Cioè studiare il percorso di un popolo attraverso la sua esistenza.
Salvo che, a differenza delle altre scienze, noi lo facciamo attraverso la ricerca, la classificazione e l’interpretazione dei resti materiali del passato.
Ma ci sono archeologi che non condividono questa opinione. Pensano che il mostro mestiere si debba limitare ad esporre una “evoluzione” e, quando ne hanno ritrovato il filo, considerano finito il proprio lavoro e l’espongono nella vetrina di un museo per presentarlo alle classi sociali che hanno tempo libero per istruirsi.

Al contrario degli archeologi culturalisti , noi, archeologi sociali,pensiamo che l’archeologia , in quanto scienza sociale, non può essere opposta alla realtà del presente e che, mentre si ricercano spiegazioni sui percorsi storici degli uomini, ci si deve sforzare di renderli utili alla ricerca di un futuro migliore e fare delle proposte.

Ci sono dunque dei modi di interpretare la scienza archeologica:
Una archeologia di classe ed elitaria, “espositiva”, che non ricerca altro che l’informazione e mai spiegazioni ,perché ritiene che non vi sia nulla da spiegare né da cambiare. Si tratta di una archeologia culturalista di base metodologica aristotelica , in cui il principio d’identità diviene sacro (per Willey, tutto ciò che ha il medesimo colore proviene dallo stesso fabbricante). Una archeologia che nega dunque la storia.
E c’è un’archeologia scientifica questa, che noi chiamiamo “l’altra archeologia”, creata da Vere Gordon Childe all’Università di Londra agli inizi del XX secolo, ed innalzata allla categoria di Scuola da Guillermo Lumbreras dell’Università Majeure de San Marcos a Lima, poi nella “Reunion de Teotihuacan 1975:Hacia una Arqueologia Social”

La differenza non è soltanto metodologica ma ideologica.

Lenin aveva scritto che senza teorie rivoluzionarie non c’è movimento rivoluzionario. Egli potrebbe aver ben scritto che senza teorie scientifiche non c’è produzione di conoscenze scientifiche. La filosofia materialista- e non dimentichiamo ciò che già abbiamo detto circa l’archeologia sociale- è profondamente legata alla pratica scientifica.

Quando l’archeologia non serve che a raccogliere informazioni , si pone al servizio dello status quo e dell’immobilismo perché, a suo avviso, quello che chiamiamo “storia” è la realizzazione dell’idea umana e non l’inverso. Cioè che per lei l’immutabile diviene legge. Ma quando l’archeologia è uno strumento di ricerca del passato , lavoriamo su un divenire storico per arrivare a comprendere la nostra realtà attuale. E’ la dialettica al servizio dell’uomo.
In Francia la situazione è particolarmente grave. A causa del programma di studi stabiliti da Gérome Carcopino quando era Ministro dell’Educazione Nazionale sotto il regime del Maresciallo Pétain, l’archeologia del nostro Paese ha avuto un grande ritardo rispetto alle altre scienze e oggi noi parliamo di “patrimonio e archeologia”.

Ma quale patrimonio? La Tène II, il Germanico Orientale dei Visigoti o quelle quattro pietre che restano del Castello del Conte Robert? Il vero patrimonio di una nazione è il suo percorso storico e non gli oggetti lasciati dai nostri predecessori. Gli oggetti servono, a noi archeologi, per comprendere il modo di produzione della vita materiale ma fuori del loro contesto questi oggetti sono nudi.

Quando si mescola l’idea all’oggetto si finisce per avere la nostalgia di un preteso passato glorioso. Si fa marcia indietro nella storia. La mescolanza sarà forse “politicamente corretta” ma sarà certamente “scientificamente errata”.

Les hommes font leur propre histoire, mais pas de anière
arbitraire, sous des circonstances choisis par eux mêmes,
mais par celles directement données et hérités du passée.
La tradition de toutes les générations mortes
oppresse comme un cauchemar les cerveaux des vivants.
“Le 18 Brumaire de Louis Bonaparte”

Ecco che arriviamo al punto chiave dell’archeologia sociale : »Che fare dell’archeologia ? »
Per noi rappresenta un impegno tanto nei confronti della società indagata che dell’attuale poiché noi, gli archeologi, siamo inseriti in una realtà da cui non dobbiamo essere esclusi giacchè alla fine noi siamo degli attori sociali che producono e distribuiscono simmetricamente le conoscenze che sono il risultato del confronto del mondo delle idee con il mondo della realtà.

L’archeologia in quanto scienza sociale costituisce una alternativa all’archeologia classica. Una archeologia sociale implica che la teoria è messa all’opera e che noi, gli archeologi, non siamo stranieri alla realtà ma degli attori sociali in mezzo alla comunità sociale, frutto della contraddizione tra il mondo delle idee (o teorie) ed il resto della realtà preistorica.

Ciò che Engels ci ha detto nel Ludwig Feuerbach et la fin de la philosophie classique allemande , che la storia della filosofia e , partendo dal pensiero, è una lotta secolare tra due tendenze, l’idealismo ed il materialismo.
Le culte de l’homme abstrait qui constituait le centre de la nouvelle religion feuerbachienne devait nécessairement
être remplacé par la science des hommes réels et de leur développement historique.
“Engels, op.cit.”
Infatti, come sostiene Lucien Sève, tutta la teoria nel suo insieme è, in maniera implicita, in maniera necessaria, in tutti gli altri insiemi coerenti che costituiscono il materialismo storico ed il settore che esso occupa oggi in maniera decisiva nello sviluppo della ricerca.
L’ASL ha fatto un grande passo in avanti in teoria quando abbandona l’idealismo e si attesta su di una base metodologica del materialismo storico. Ma poi si ferma senza aver approfondito i suoi studi verso la prassi.

In questo senso l’undicesima tesi su Feuerbach è chiaroveggente:

fino ad oggi i filosofi non hanno fatto altro che interpretare il mondo. Ciò che è importante è trasformarlo.

Immerso nel cuore dell’archeologia sociale un gruppo di archeologi appartenenti a diverse università europee e latino-americane si raccoglie nel 1999 attorno al Centro di Ricerca e Diffusione Archeologica la cui sede è in Francia affinchè, partendo dal principio della Prassi così come enunciato nell’XI tesi su Feuerbach, l’archeologia sia una strumento militante della trasformazione economica e sociale dei popoli che essa studia.

Dopo Sève, una scienza ha come “organi vitali” una definizione che assume esattamente l’essenza di un oggetto e legata a questa definizione il metodo appropriato per studiare l’oggetto, le nozioni di base attraverso le quali essa esprime gli elementi chiave – e in particolare le contraddizioni dei determinanti della scienza- con successo, per studiare le leggi fondamentali dello sviluppo dell’oggetto studiato e dunque condurre alla matrice della teoria e della pratica che è il fine essenziale di tutte le imprese scientifiche.

Definizioni e metodi i concetti di base , le leggi fondamentali dello sviluppo, questa è l’età adulta della scienza.
Secondo Nuttin, nessun servizio è reso alla scienza quando si pensa di essere arrivati alla fine mentre non si è ancora potuto mettere a punto scientificamente i veri problemi in tutta la loro complessità.

Prendere la necessità come base della storia come Sartre fa nella sua Critica della Ragion Dialettica in cui il bisogno è prima del lavoro , è una mancanza di comprensione radicale di ciò che Marx chiama nell’ Ideologia Tedesca “ la condizione fondamentale di tutta la storia”: il lavoro e la produzione dei mezzi di sussistenza , di conseguenza la comprensione dell’uomo.

E’ lasciarsi trasportare dall’apparenza di un “materialismo della necessità” che, in realtà, è insidiosamente idealista: Marx stesso dice che “considerare la produzione ed il consumo come attività di un solo o di numerosi individui, si danno sempre e comunque come momenti di un processo nel quale la produzione è il vero punto di partenza e ,di conseguenza,il fattore dominante”.

Lenin non cessa di ripetere in “Materialismo e Empiriocriticismo” che la maggior parte degli specialisti in scienze naturali sono “spontaneamente” dei materialisti e lottano contro la pratica dell’empirismo e del pragmatismo scientifico. Lenin, anche se tiene conto di Engels, è il primo a rispondere alla pratica politica della filosofia, collocando, pertanto, in posizione prioritaria la profezia della XI.ma tesi.

In effetti, la nostra proposta per una pratica diversa dell’archeologia è nuova in quanto non si tratta di riflettere su un’archeologia del negazionismo, ma di praticare un’archeologia che non esita ad intervenire “politicamente” nei dibattiti dove si mette in gioco il vero destino delle scienze, tra lo (approccio) scientifico che esse instaurano e quello ideologico che le minaccia e non cessa di intervenire “scientificamente” nelle lotte dove si mettono in gioco le sorti delle classi e delle nazioni.

E, parafrasando Althusser, è solamente con Lenin che può finalmente assumere forma e senso la frase profetica della XI.ma tesi su Feuerbach: “fino ad oggi, i filosofi non hanno fatto altro che interpretare il mondo in modi diversi, ma ciò che importa è di trasformarlo”.

Questa frase promette una nuova archeologia?

L’archeologia non sarà annullata, l’archeologia resterà sempre l’archeologia. Ma è nel sapere che cosa è questa pratica, nel sapere o nel cominciare a sapere ciò che è, essa potrà poco a poco essere trasformata in una pratica archeologica.

È proprio questo che il materialismo storico introduce di novità nell’archeologia, una nuova pratica dell’archeologia non per gli uomini, né per gli archeologi, ma per le masse cioè per le classi alleate in una stessa lotta di classe.

In altre parole l’archeologia culturalista “è il più incerto dei cammini incerti”

E’ per questo motivo che il nostro Centro di Ricerca e Diffusione Archeologica insiste sul fatto che bisogna rivedere la definizione di ciò che è la nostra scienza, che non è lo studio delle culture attraverso i metodi ausiliari della descrizione ma piuttosto lo studio dei percorsi storici delle popolazioni e delle loro masse attraverso la spiegazione delle loro vestigia.

Perché lo scopo dell’archeologia, lo ripetiamo ancora una volta, è di trovare spiegazioni ai processi di cambiamento sociale e di sviluppo dei gruppi umani nella loro prospettiva storica.

Il ruolo dell’archeologo sociale, come si può dedurre da quanto detto in precedenza, non si limita ad una semplice descrizione culturalista degli strumenti in pietra o in osso, o della fauna rinvenuta durante gli scavi, né alla conservazione o alla ricostruzione di siti monumentali al servizio dell’industria turistica, né alla dubbia nostalgia di un presunto passato glorioso.

Ma, il ruolo dell’archeologia sociale deve limitarsi alla compilazione di statistiche o anche alla ricostruzione ed alla interpretazione dei modi di produzione e delle relazioni sociali del passato?

Tutto il suo lavoro deve avere uno scopo sociale. In concreto, si deve interpretare il passato per comprendere il presente e in questo modo avere un impatto sulla società attuale, modificandola (XI.ma tesi). Come detto bene dal dott. Luis Felipe Bate si dovrà assumere il compromesso politico di lavorare, partendo dall’archeologia, per generare un contenuto critico della realtà e migliorare le condizioni di esistenza.

La differenza fondamentale tra gli archeologi tradizionali e gli archeologi sociali si trova nell’interpretazione dei dati ottenuti. I primi si fermeranno alla fase di descrizione e presentazione del materiale a fini espositivi, mentre la classificazione dei materiali spingerà i secondi a definire lo sviluppo delle forze produttive allo scopo di compararli a quelli di altri gruppi omotassiali. Fatto questo, potrà ricostruire le relazioni sociali di produzione, il che gli permetterà di definire un modo di produzione.

Secondo Lumbreras, il suo lavoro sarà quello di comprendere questa ricostruzione in termini di Processo.

Possiamo illustrare questo scopo, per esempio, mostrando come le teorie sulla caduta di Tiwanaku nel 1187 arrivano tutte a conclusioni culturaliste errate. Da 30 anni, l’Università di Chicago e il suo Istituto di Archeologia Latino-americana, diretto dal dr. Alan Kolata, secondo i metodi dell’archeologia culturalista, ha sviluppato la tesi che Tiwanaku è crollata a causa di un cataclisma che loro chiamano “collasso ecologico”. Al contrario, partendo dall’archeologia sociale e dalla metodologia post-processuale, abbiamo constatato che nel percorso storico dei popoli, mai un impero è crollato a causa di un disastro climatico (nemmeno quello dei palazzi Minoici).

Inoltre, quando abbiamo beneficiato di un permesso archeologico per Tiwanaku, ottenuto dalla competente autorità boliviana, siamo partiti da principi post-processuali per stabilire che gli imperi (e, in questo caso, un impero di 650.000 Km quadrati con numerosi “stadi ecologici”) non crollano a causa di avversità climatiche, ma a causa dell’esaurimento del loro modello politico, cosa che abbiamo potuto facilmente dimostrare attraverso le prove che abbiamo pubblicato nei tempi opportuni.

E’ questa la differenza fondamentale tra il culturalismo e l’archeologia sociale: mentre per il primo approccio la storia dipende dalla natura o dall’uomo, per la seconda la storia è un processo condizionato dallo sviluppo delle forze produttive.

Quella post-processuale è in effetti una metodologia che gli archeologi sociali devono approfondire e diffondere, perché essa si basa sui principi del materialismo storico, anche se terrorizza alquanto gli accademici europei e se resta sconosciuta alla maggioranza di questi ultimi.
Si deve notare che, se c’è consenso tra gli archeologi sociali in relazione alla loro funzione, vi sono pochi studi per quanto riguarda i loro obiettivi.

Manuel Aguirre-Morales Prouvé, nella sua pubblicazione L’Archeologia Sociale in Perù, afferma: “comunque, si può constatare che se è ben accettata da una parte degli archeologi in Perù, gli studi che si sono concentrati sulla materializzazione di questa impostazione sono poveri e avari”.

Diego Vasquez Monterroso, in Arqueologia y Cosificacion afferma, a sua volta, che: “secondo me, nell’archeologia del Guatemala è la prima (quella tradizionale) che si è sviluppata (in Guatemala), cercando di essere la seconda (quella sociale) almeno in parte. Semplicemente, poiché l’archeologia che si è sviluppata in Guatemala non ha mai tenuto conto il vero contesto di coloro che lavorano … gli archeologi che lavorano nel passato senza comprendere – a parte qualche eccezione – che devono lavorare con il passato”.

Ultima e brillante conclusione: “l’archeologo pensa di essere obiettivo e neutrale, ma uccide questo passato e non lascia che un manufatto antico”.

Se formuliamo l’enunciato che la scienza archeologica tenta di comprendere i comportamenti umani partendo dai resti materiali della loro produzione sociale, l’archeologo ha differenti maniere di approcciare lo studio di questo passato e, come abbiamo già detto, questo implica la scelta del quadro teorico che determina gli aspetti metodologici e analitici dei soggetti trattati.

?

Come abbiamo segnalato all’inizio, il Centro di Ricerca e Diffusione Archeologica (CEREDIAR) se è costituito nel 1999 con lo scopo di portare l’archeologia in direzione di una trasformazione in linea con la XI.ma Tesi su Feuerbach.

Dal 2007, è accreditato dal governo francese come Organizzazione non governativa (ONG) in base alla legge del 1901, e iscritto alla Prefettura di Seine-Saint-Denis con il numero W93-100_4235, con il triplice obiettivo di: sviluppare la teoria dell’archeologia sociale, diffonderla e, in fine, metterla in pratica nei propri cantieri di lavoro destinati alla trasformazione economica e sociale dei popoli studiati.

Inoltre, nello scavo d’urgenza dei siti di San Blas e Miraflores in Bolivia, per cui CEREDIAR ha stipulato accordi con l’Università Nazionale di Tarija Juan Mijael Saracco e con le istituzioni prefettizie boliviane, per “ciò che è giusto per noi in un mondo globalizzato”, sarà ripresa l’archeologia della “stevia” precolombiana per formare una cooperativa di produzione ed anche, in accordo con l’Università di Tarija, per formare due dottorandi che lavorino alla ricerca per una licenza (o “know how” indipendente dalle royalties) sulla sintesi di questo dolcificante precolombiano.

I canali di irrigazione precolombiani vengono disseppelliti non soltanto per raccogliere informazioni, ma per ripararli e rimetterli al servizio delle comunità indiane per dar loro di nuovo acqua abbondante e gratuita, senza i contatori di pagamento delle società multinazionali.

Nell’ambito del permesso assegnatoci dall’Istituto Nazionale di Cultura del Perù, non partiamo soltanto dal pre-processuale per mettere in evidenza la gaffe teorica di Gorge Stanish, perché lo spazio geografico, che va dal limite culturale Chiripa di Puerto Acosta in Bolivia allo spazio culturale Pukara in Perù è sufficientemente esteso per supporre l’esistenza di un gruppo umano differenziato e mettere in rilievo anche il centro cerimoniale di Junipe (sconosciuto fino al cantiere del CEREDIAR) nella provincia di Moho sul confine orientale del lago Titicaca, ma anche per preparare i progetti e gli accordi necessari con la municipalità di Moho per inserire il sito archeologico di Merkemarka nella realtà storica attuale.

Nell’ambito dei suoi studi africani, il CEREDIAR studia la neolitizzazione della riva nord del fiume Senegal, mentre modernizza la struttura sanitaria periferica di Kaedi in Mauritania, semplicemente perché l’etnia Peulh, erede di questa neolitizzazione, è vittima di un genocidio brutale, riconosciuto dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite, e al momento non dispone nemmeno di una struttura sanitaria in attività.

Mentre il CEREDIAR stipula accordi con l’Università Nazionale di Bamako per effettuare prospezioni sulla stessa neolitizzazione sulle rive del fiume Senegal, ha sottoscritto con le autorità di Batama azioni per la trasformazione e la modernizzazione delle sua strutture agricole, sanitarie e di educazione.

Nel Burkina Faso il CEREDIAR studia i percorsi storici dei Mossis, mentre – sulla strada nazionale 2 da Ougahigouya al paese Dogon nella provincia di Yatenga – sottoscrive accordi con la popolazione di Lougouri per inserire quelle etnie in un contesto in relazione con la nazione moderna.

Oggi l’ONG CEREDIAR non è soltanto riconosciuta legalmente come ONG dei Diritti dell’Uomo dal governo francese ma crea delle agenzie di ricerca scientifica in cui la teoria è mescolata alla prassi in Argentina, Bolivia, Perù,Colombia,Panama, Messico(il gruppo di ricerca in etnomusicologia),Italia, Spagna, Mauritania, Mali, Burkina Faso, e prossimamente in Senegal, Camerun e Gabon.
In tutti i casi di intervento, l’ONG di Ricerca e Diffusione Archeologica o CEREDIAR , lavora secondo i principi della Teoria dell’Archeologia Sociale detta anche Arqueologia Social Latinoaméricaina o ASL. E le sue interpretazioni sullo sviluppo storico dei popoli la portano alla prassi attraverso programmi di sviluppo economico e sociale in cui “ciò che ci è proprio , si avvia ad opporsi in alternativa al globale”.

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1852 Le 18 Brumaire de Louis Bonaparte
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1960 Critique de la Raison Dialectique
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1969 Marxisme et Théorie de la Personnalité
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Section Arqueología, etnohistoria, historia

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